Diritto di famiglianewsCassazione, se l’assegno divorzile
non era dovuto va restituito

06/02/2026
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Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (clicca qui per scaricare il pdf), conferma un orientamento ormai consolidato in modo coerente e organico sulla questione della determinazione dell’assegno divorzile.

In questo articolo del blog sono chiariti i mutati presupposti dell’assegno di divorzio, anche per le coppie dello stesso sesso che hanno contratto unione civile, alla luce dei numerosi interventi giurisprudenziali.

Secondo la Corte non basta più che una parte sia economicamente svantaggiata per ottenere l’assegno divorzile. È necessario dimostrare il nesso causale che intercorre tra le scelte familiari fatte durante il matrimonio e lo squilibrio economico successivo. In assenza di questa prova, potrebbe scattare il recupero delle somme già percepite.

 

Evoluzione della giurisprudenza, non basta più il metro del tenore di vita

Il tenore di vita è stato utilizzato per anni come metro automatico per la misura dell’assegno divorzile. Questa ordinanza, così come numerose altre pronunce precedenti, compie un passo ulteriore e trasforma quel principio in una regola probatoria stringente.

Se un coniuge sostiene che l’altro guadagna di più in cagione delle sue rinunce a percorsi professionali più redditizi, concordate con il coniuge, deve dimostrarlo.

La Corte dunque introduce un elemento probatorio più stringente con l’obiettivo di evitare assegni impropri e garantire che l’indennità economica sia effettivamente collegata e perequata alle scelte dei coniugi.

L’assegno ha una funzione assistenziale, compensativa e perequativa, ma diventa un diritto solo se c’è la prova che le scelte matrimoniali abbiano prodotto ingiustamente un divario tra i redditi dei coniugi.

Chi richiede l’assegno deve, in sostanza, documentare chiaramente in quale modo siano state le scelte coniugali a creare un gap economico con l’altro coniuge e come questa sperequazione sia verificabile nel tempo.

Il coniuge che pretende l’assegno deve dimostrare che le rinunce professionali, i sacrifici o le scelte familiari sono state condivise nel contesto del matrimonio e che da queste scelte dipenda l’attuale situazione di svantaggio economico.

Tra le prove possono essere inclusi i bilanci familiari, la documentazione sui percorsi professionali interrotti e ogni elemento che colleghi le scelte al vantaggio economico dell’altro coniuge.

Non è sufficiente dimostrare una differenza di reddito tra i coniugi, è necessario collegarla allo squilibrio creato dalle scelte comuni.

 

Il caso esaminato dalla Corte, la restituzione dell’assegno divorzile

Nel caso preso in esame dalla Cassazione, l’assegno era stato inizialmente riconosciuto nella misura di 500 euro mensili. In secondo grado, la Corte d’Appello aveva ribaltato la decisione e negato l’assegno, disponendo l’ordine di restituzione delle somme già versate.

La Corte di Cassazione ha confermato ancora una volta questa impostazione e rafforzato l’idea che l’assegno debba essere supportato da una dimostrazione rigorosa del nesso causale che ha portato allo squilibrio economico.

Ogni caso naturalmente richiede un’analisi personalizzata del nesso causale tra scelte familiari e svantaggio economico.

 

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