Il 7 agosto 2025 l’INPS ha dato il via alla concreta applicazione degli effetti della sentenza della Corte Costituzionale n. 115 del 21 luglio 2025.
Questa sentenza riguarda l’equiparazione delle due madri nelle coppie omogenitoriali, almeno sotto il profilo del congedo di paternità obbligatorio.
Distinzione tra madre intenzionale e madre biologica
Nell’ordinamento italiano, la coppia omogenitoriale (femminile o maschile), può chiedere il riconoscimento allo Stato civile e contrarre una unione civile.
In caso di arrivo di un figlio i diritti però non sono ancora identici per entrambi i genitori.
Nella coppia di due donne, che possono contrarre una unione civile, può esserci una madre biologica (quella che partorisce il figlio), e una madre “sociale” o “intenzionale”.
Se questa donna è una lavoratrice, non le veniva riconosciuto il diritto al congedo parentale, almeno fino alla sentenza della Corte Costituzionale.
Fino alla sentenza infatti, questo diritto veniva riconosciuto alla madre biologica o al padre, in una coppia eterosessuale.
Questa sperequazione è in contrasto con la Costituzione che prevede parità di trattamento dei genitori in materia di occupazione e di condizioni di lavoro. Lo stesso avviene nella normativa europea relativa all’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza. L’Unione Europea infatti riconosce il diritto al congedo di paternità obbligatorio al secondo genitore equivalente se riconosciuto nel diritto interno.
La procedura INPS nel congedo alla madre intenzionale
La procedura informatica dell’INPS, fino al 7 agosto, non consentiva alle coppie di genitori dello stesso sesso, riconosciute nei registri dello stato civile, di presentare domanda in via telematica sul portale web dell’Istituto per fruire di:
- congedi parentali;
- periodi di riposo;
- indennità;
diritti questi previsti dal previsti dal d.lgs. n. 151 del 2001.
Il sistema era evidentemente pensato solo per riconoscere coppie eterosessuali e si bloccava davanti all’inserimento di due codici fiscali di due persone dello stesso genere.
La Corte Costituzionale ha quindi posto rimedio a questa disparità di trattamento e ha dichiarato illegittima la norma che impediva alla madre intenzionale di richiedere il congedo di paternità.



