Diritto di famigliaDiritto di visitaLa famiglia del bosco tra provvedimenti giudiziari e media

29/01/2026
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Non si placa l’attenzione mediatica sulla vicenda della famiglia anglo australiana che viveva in un casolare isolato tra i boschi e a cui il Tribunale dei Minori de L’Aquila ha sottratto i tre figli ponendoli in custodia in una casa protetta. I bambini ora possono vedere i genitori saltuariamente e durante visite controllate.

La vicenda è diventata molto nota come il caso della “famiglia del bosco”.

La decisione del Tribunale dei Minori è stata motivata da ragioni di sicurezza e tutela dei minori e ha, come è naturale innescato un acceso dibattito pubblico e mediatico. È molto difficile (e non sarebbe corretto), esprimere giudizi sui provvedimenti adottati, soprattutto perché sono ancora in buona parte coperti da – sacrosante- ragioni di riservatezza e tutela della vita privata. È però lecito porsi degli interrogativi e comprendere meglio quello che la legge italiana prevede in casi come questi.

 

La scelta di vita radicale dei genitori può essere contestata dai giudici.

Se i genitori decidono di adottare scelte di vita radicali che mettono a rischio il benessere dei figli, il sistema giudiziario interviene per tutelare i minori e può limitare o sospendere la responsabilità genitoriale se ritiene che vi sia grave pregiudizio, abusi, abbandono o negligenza dei genitori.

Il Tribunale può decidere per l’affidamento esclusivo a un genitore o, nei casi estremi, per l’allontanamento del minore da entrambi, sempre valutando l’interesse primario del bambino.

La fonte di questo potere è l’articolo 330 del Codice Civile, che recita:

«Il giudice può pronunziare la decadenza dalla responsabilità genitoriale quando il genitore viola o trascura i doveri ad essa inerenti o abusa dei relativi poteri con grave pregiudizio del figlio.

In tale caso, per gravi motivi, il giudice può ordinare l’allontanamento del figlio dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore».

 

I provvedimenti dopo indagini e monitoraggio accurato

La famiglia nel bosco era seguita da oltre un anno dalle autorità ed era già stata oggetto di diverse relazioni dei servizi sociali interessati alla loro situazione. Ora è iniziata una perizia psichiatrica sui coniugi che si stanno opponendo con azioni giudiziarie nei confronti dell’assistente sociale.

Circa un anno prima del provvedimento, la madre, con la copertura del padre, era fuggita con i figli, aveva fatto perdere le proprie tracce e aveva fatto ritorno spontaneamente dopo alcune settimane.

Altri episodi avevano spinto la Procura dei Minori a chiedere la sospensione della potestà genitoriale tempo addietro, ritenendo vi fosse un “grave pregiudizio” per la crescita equilibrata dei bambini.

Il provvedimento di allontanamento non è quindi arrivato né all’improvviso né a sorpresa, ma a conclusione di un iter di tutela minorile ed è per sua natura temporaneo e riesaminabile.

Anche grazie ai genitori che hanno condiviso la propria storia sul web chiedendo solidarietà, la vicenda è stata raccolta ed evidenziata dai media suscitando un vivace dibattito pubblico.

 

Le motivazioni dei provvedimenti del Tribunale

L’autorità competente ha rilevato una serie di criticità nella situazione familiare e le ha ritenute talmente gravi da giustificare l’allontanamento temporaneo dei bambini.

In sintesi queste ragioni sono:

  • la mancanza di vita sociale per i bambini;
  • le condizioni abitative pericolose e insalubri;
  • il rifiuto di controlli sanitari obbligatori;
  • le inadempienze burocratiche sull’istruzione;
  • l’ostilità verso le istituzioni.

I bambini devono essere istruiti sotto la responsabilità dei genitori, l’homescooling (o istruzione parentale) è consentita a determinate condizioni [Leggi l’articolo su questo blog a proposito di homeschooling].

Le condizioni per l’istruzione a casa non erano rispettate e queste violazioni sono state contestate come inadempienze burocratiche, in parte risolte. Il Tribunale contesta comunque l’assenza di un regolare confronto dei bambini con i coetanei che è stato giudicato un elemento significativo e potenzialmente negativo per il loro sviluppo psichico ed educativo.

Il Tribunale ha voluto porre rimedio alla “deprivazione del confronto fra pari in età da scuola primaria”, mancanza che mette a rischio la crescita sana dei bambini.

La famiglia viveva in un rudere privo di allacci a acqua corrente, elettricità e senza un bagno interno ed è priva di certificato di agibilità. Trovandosi in zona sismica, non presenta nemmeno garanzie di sicurezza antincendio, igiene e salubrità. Queste carenze sono state interpretate dal Tribunale come un grave pregiudizio per l’incolumità fisica dei minori.

Quanto ai controlli sanitari obbligatori, il rifiuto dei genitori a sottoporre i figli a visite mediche e trattamenti sanitari previsti per legge ha destato allarme negli assistenti sociali. Un ricovero dei bambini per intossicazione da funghi dell’aprile scorso ha fatto scattare la segnalazione alle autorità.

 

Nessun maltrattamento, la decisione è temporanea

Uno dei punti più controversi della vicenda riguarda il fatto che non ci sono accuse ai genitori di maltrattamenti fisici o violenze di alcun genere, anzi, i genitori si comportano da persone amorevoli e sinceramente convinte di agire per il bene dei figli.

Il nodo quindi non è la loro buona fede nell’adottare uno stile di vita alternativo, ma quanto questa scelta soddisfi effettivamente i bisogni dei bambini o invece li privi di qualcosa di essenziale.

Se la scelta dei genitori, astrattamente merita rispetto, bisogna comprendere se può danneggiare i bambini. In questo caso le autorità hanno l’obbligo di intervenire.

La decisione di allontanarli e affidarli temporaneamente ad una comunità protetta è sofferta e finalizzata a tutelare i minori e aiutare i genitori a colmare le lacune educative, sanitarie e di sicurezza, non a spezzare il legame familiare.

 

 

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